There was no end

non c’era una fine
@ Opera House, Oslo, Norway

All that city.

You just couldn’t see the end to it. The end? Please? You please just show me where it ends? It was all very fine on that gangway. And I was grand too, in my overcoat. I cut quite a figure. And I was getting off. Guaranteed. There was no problem. It wasn’t what I saw that stopped me, Max. It was what I didn’t see. You understand that? What I didn’t see. In all that sprawling city there was everything except an end. There was no end. What I did not see was where the whole thing came to an end. The end of the world…

Take a piano. The keys begin, the keys end. You know there are eighty-eight of them, nobody can tell you any different. They are not infinite. You are infinite. And on these keys the music that you can make is infinite. I like that. That I can live by.

You get me up on that gangway and you’re rolling out in front of me a keyboard of millions of keys, millions and billions of keys that never end, and that’s the truth, Max. That they never end. That keyboard is infinite. And if that keyboard is infinite, then on that keyboard there is no music you can play. You’re sitting on the wrong bench. That’s God’s piano.

Christ! Did, did you see the streets? Just the streets… There were thousands of them! And how do you do it down there? How do you choose just one? One woman, one house, one piece of land to call your own, one landscape to look at, one way to die…

All that world is weighing down on me, you don’t even know where it comes to an end, and aren’t you ever just scared of breaking apart at the thought of it? The enormity of living it?

I was born on this ship, and the world passed me by, but two thousand people at a time. And there were wishes here, but never more than fit between prow and stern. You played out your happiness, but on a piano that was not infinite. I learned to live that way.

Land? Land is a ship too big for me. It’s a woman too beautiful; it’s a voyage too long, a perfume too strong. It’s a music I don’t know how to make. I could never get off this ship. At best, I can step off my life. After all, I don’t exist for anyone. You’re an exception, Max, you’re the only one who knows I’m here. You’re a minority, and you better get used to it. Forgive me, my friend, but I’m not getting off.

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Tutta quella città,

non si riusciva a vederne la fine… la fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello su quella scaletta, e io ero grande, con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.

Non è quello che vidi che mi fermò, Max… è quello che non vidi.

Puoi capirlo. Quello che non vidi… in tutta quella sterminata città c’era tutto, tranne la fine. C’era tutto! Ma non c’era una fine.

Quello che non vidi è dove finiva tutto quello, la fine del mondo.

Tu pensa ad un pianoforte: i tasti iniziano, i tasti finiscono.

Ma tu lo sai che sono ottantotto, e su questo nessuno può fregarti. Ma non sono infiniti loro: tu sei infinito; e dentro a quegli ottantotto tasti la musica che puoi fare è infinita. E questo a me piace, in questo posso vivere.

Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai – e questa è la verità: che non finiscono mai – quella tastiera è infinita.

Ma se quella tastiera è infinita non c’è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.

Cristo, ma le vedevi le strade?! Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi altri laggiù a sceglierne una?

A scegliere una donna? Una casa? Una terra che sia la vostra? Un paesaggio da guardare? Un modo di morire?

Tutto quel mondo addosso, che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è, ma non avete paura voi di finire in mille pezzi solo a pensarla quella enormità? Solo a pensarla, a viverla! Io ci sono nato su questa nave. E vedi anche qui il mondo passava, ma a non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato a vivere in questo modo.

La terra è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella, è un viaggio troppo lungo, è un profumo troppo forte, è una musica che non so suonare.

Non scenderò dalla nave. Al massimo posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti è come se non fossi mai nato. Sei tu l’eccezione, Max. Solo tu sai che sono qui. E sei una minoranza, non ti resta che adeguarti. Perdonami, amico mio, ma io non scenderò.